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Dal Recovery Plan al PlanET

La Società della Cura ha raggiunto un primo, importante, traguardo con la definizione del Recovery PlanET, un documento che, come indica il titolo, prende le mosse dalla proposta di Recovery Plan (PNRR) definita dal governo Conte (al netto di eventuali modifiche da parte del governo Draghi) ma che già la oltrepassa, in base a quelle che qui vengono individuate come le reali necessità cui occorre fare fronte.

Il Recovery PlanET della Società della Cura si articola in 13 capitoli, preceduti da un documento complessivo sulle politiche di genere. Il Recovery PlanET è il frutto dell’impegno collettivo di altrettanti gruppi di lavoro, articolati su scala nazionale, che si sono riuniti in queste settimane. Si tratta naturalmente di un lavoro ancora imperfetto, che a tratti risente delle diverse impostazioni, dove gli obiettivi spesso rimbalzano e si ripetono (come d’altra parte è giusto) da un gruppo tematico all’altro. Ma si tratta di un lavoro intenso, che ci ha visto tutti e tutte in vario modo coinvolti/ e il cui significato importante sta proprio nel processo di convergenza che si è avviato, fra soggetti, territori ed esperienze diversi, e che ha saputo infine tradursi nella definizione di una serie di elaborazioni e proposte condivise. Ulteriori approfondimenti e miglioramenti (ad esempio: più spazio al tema della casa e dell’abitare o più nettezza sul tema del TAV) potranno certamente venire dal prosieguo dell’iniziativa.
La prima presentazione pubblica del Recovery PlanET è avvenuta con l’assemblea nazionale della Società della Cura, tenutasi sabato 6 marzo (che molti/e di voi avranno seguito, e che ha visto la partecipazione di circa 265 persone, tra link e facebook), preceduta da una prima discussione di approfondimento complessivo, svoltasi nella serata di venerdì 5 marzo.
La parola passa ora ai territori, in vista della giornata di mobilitazione diffusa su scala nazionale, che abbiamo previsto per sabato 10 aprile. Da qui a tale data si svolgeranno una serie di altre importanti iniziative, alle quali Società della Cura dà la propria adesione (l’elenco dettagliato delle iniziative sarà oggetto di apposita comunicazione).

Possiamo quindi ora trarre spunto dal Recovery PlanET per individuare temi ed argomenti su cui sviluppare l’iniziativa sul territorio, recuperando e allargando, in una cornice più ampia, le tematiche che hanno spinto ciascuno/a di noi a partecipare alla Società della Cura. E’ fondamentale, quindi, riattivare le energie che hanno dato vita alla prima fase di esistenza della Società della Cura e mettere in moto, nel contempo, un processo di convergenza più ampio in ogni territorio.
Una discussione locale specifica sarà dedicata, nei prossimi giorni, proprio a definire insieme quali iniziative svolgere, quali interlocutori ricercare, quali strumenti di comunicazione intendiamo utilizzare, a quali controparti pensiamo di rapportarci.
Nella parte che segue di questo resoconto troverete una prima sintesi dei contenuti del Recovery PlanET, sintesi che, naturalmente, non può e non vuole essere né esaustiva, né tanto meno sostitutiva di una lettura diretta del testo. Con l’avvertenza che quest’ultimo è da considerarsi come un primo importante nodo di una tessitura in itinere, che avrà la sua naturale continuazione in una attività di approfondimento, con modalità aperte di partecipazione, che potrà meglio precisare quanto fin qui acquisito.

LETTURA CRITICA DEL PNRR DA UN PUNTO DI VISTA FEMMINISTA
Si tratta di un documento complessivo, che affronta l’intera problematica del PNRR da un punto di vista femminista.
L’attuale crisi è tutt’altro che neutra; un primo obiettivo è quello di portare il conflitto che ne deriva fuori e dentro le istituzioni. Il PNRR agisce in continuità con le politiche precedenti, indicando gli obiettivi principali in “innovazione e digitalizzazione”, “transizione ecologica” e “inclusione sociale”, ma nell’ambito di una impostazione di neutralità sociale e di genere. All’interno di questa narrazione crescita, sviluppo e consumo si svolgono tutti sotto l’egida della grande industria.
Proponiamo invece, innanzitutto, di valorizzare coloro che si prendono cura. Rivendichiamo una nuova democrazia energetica, con l’obiettivo di interrompere quel processo di crescita e consumo illimitati che è tipico del sistema capitalistico, indirizzandoci, invece, verso la società della cura.
Non si può programmare la produzione ignorando la riproduzione delle persone e del mondo. L’accesso delle donne al lavoro è un diritto, ma il PNRR lo considera, invece, un problema di mera inclusione sociale, confondendo donne e welfare, con il crescere del lavoro di cura invisibile da esse svolto. Analogamente, si confondono le politiche di genere con le politiche per la famiglia. E’ assente la previsione di investimenti pubblici per sviluppare l’occupazione femminile e quindi il PNRR non indica obiettivi misurabili in questa direzione. Anche il processo di digitalizzazione non è neutro: non a caso il PNRR dice poco sulla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e molto su quella delle imprese. In ogni caso, non si possono “telematizzare i diritti”.
Particolare importanza assume, infine, la necessità di abbattere le spese militari, sempre più alternative al nostro concetto di società della cura.

  1. DEBITO E FINANZA
    A fronte della parziale, temporanea, inversione di rotta del PNRR rispetto alle precedenti politiche europee di austerità, si tratta ora di rendere permanente ciò che oggi è temporaneo. Si deve operare, quindi, per abolire i vincoli del Patto di Stabilità, che così pesantemente incidono sugli Enti Locali, e si ripropone il tema del ruolo della BCE, evidenziandosi sempre più gli effetti nefasti dell’aver inserito l’obbligo del pareggio di bilancio in Costituzione. Restano, fondamentali, gli obiettivi di una riforma fiscale progressiva (tema sul quale si propone di costituire una specifica Consulta all’interno di Società della Cura) e della lotta all’evasione fiscale. Si ripropone la necessità di un audit nazionale sul debito. Possibili iniziative sono: il sostegno all’appello dei 100 economisti per la cancellazione del debito detenuto dalla BCE; mobilitazioni davanti alle sedi locali di CDP o della Poste Italiane; “riprendiamoci il Comune”: cioè una iniziativa di legge popolare per la riforma della finanza locale e per la socializzazione di CDP.
  2. DEMOCRAZIA
    Il PNRR non parla di democrazia, quando invece si rende più che mai necessaria una riforma in senso democratico dell’intera Unione Europea ed occorrono precisi interventi per estendere il processo democratico sul territorio, fino alla scala locale. In tal senso, sosteniamo l’istituzione del bilancio partecipativo. Ribadiamo invece il nostro NO all’autonomia differenziata, in quanto fonte inaccettabile di diseguaglianza. Per sostenere il processo democratico, bisogna opporsi alla politica delle lobby, introdurre una tassa sui grandi patrimoni, sostenere una riforma elettorale proporzionale. E’ importante inoltre un intervento forte per la democrazia nei luoghi di lavoro, perseguendo in particolare gli obiettivi del ripristino dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e del reddito universale.
  3. DIGITALIZZAZIONE
    In questo gruppo hanno operato lavoratori, esperti del settore, attivisti dei media. Il PNRR richiama l’importanza del tema, essendo l’Italia in ritardo nella realizzazione delle infrastrutture digitali. Occorre perseguire l’obiettivo della digitalizzazione senza logiche di mercato, estendendola anche alle aree meno “profittevoli”, attraverso la creazione di una Rete Unica pubblica. La digitalizzazione della P.A. va finalizzata allo svolgimento di un migliore servizio pubblico. L’accesso alla rete deve essere reso libero e gratuito. Il sistema della fibra ottica va preferito al 5G e occorre battersi contro l’inquinamento elettromagnetico. In campo lavorativo, occorre aprire una discussione in favore del salario digitale e per garantire il diritto alla disconnessione; grande importanza assume l’obiettivo della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Occorre infine opporsi all’obsolescenza programmata.
  4. ECOLOGIA E AMBIENTE
    Dobbiamo andare ben oltre l’obiettivo, indicato dal PNRR, di destinare almeno il 37% delle risorse alla “rivoluzione verde”. NO agli sprechi, SI a produzione e consumo di prossimità. Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima va adeguato agli obiettivi indicati dall’ONU di ridurre il consumo di energie inquinanti del 7,6% all’anno; vanno introdotte tasse ambientali. Occorre rilanciare quanto sancito dal referendum del 2011 in merito all’Acqua Pubblica e alla ripubblicizzazione dei servizi pubblici locali. Dobbiamo prestare attenzione al fatto che spesso, dietro le “semplificazioni”, si nasconde il vero obiettivo di liberalizzare la distruzione ambientale. E’ importante acquisire un Piano Europeo per l’economia circolare e battersi per la nazionalizzazione e la riconversione delle industrie inquinanti.
  5. INFRASTRUTTURE SOCIALI E WELFARE
    Parlare di “welfare”, nel suo significato originario di “benessere”, significa immaginare la Società della Cura. Fondamentale è il mantenimento e lo sviluppo di un welfare universale, non ristretto alle sole “vittime della competitività”. Punto di partenza potrà essere lo sviluppo di capacità di cura locali, a partire da processi partecipati. Potranno così crearsi spazi di espressione per le potenzialità di tutti gli attori interessati ,assumendo forme di organizzazione decentrata e autonoma, nel dialogo fra Stato, settore privato, società civile. Bisogna quindi definire una diversa idea di welfare, valorizzando parole come “mutualismo”, “reciprocità”,“cooperazione” ed il ruolo svolto dal volontariato e dalle strutture del terzo settore. Punto di riferimento è il concetto di “governo femminile della realtà”. Dobbiamo respingere il dogma della crescita infinita. Puntiamo ad un welfare generativo, fondato su diritti e reciprocità. Sono venuti a crollare alcuni miti come “crescita infinita”, “tutti sulla stessa barca”, “il lavoro per tutti”, la teoria della goccia che cade a terra come ricompensa redistributiva per le classi più povere. Diventa perciò importante la conquista di un reddito di base, inteso come reddito periodico, individuale, universale, incondizionato e non alternativo al welfare.
  6. LAVORO
    Il virus ha fatto da catalizzatore nei confronti di un mondo del lavoro già indebolito (e colpito da provvedimenti quali il Jobs Act e la legge Fornero). Emergono, con i loro problemi, nuovi settori e realtà lavorative, come la logistica e lo smart working. Particolarmente colpiti/e sono le donne, i giovani, coloro che svolgono lavori precari (a questo proposito sono da valorizzare le recenti sentenze sui riders e sul licenziamento senza giusta causa).
    Occorre potenziare l’intervento pubblico, con un Piano di assunzioni nella P.A. e perseguire la ripubblicizzazione dei servizi, puntando anche alla definizione di un Piano per il lavoro che ripristini le tutele per lavoratori e lavoratrici (Jobs Act, art.18). E’ necessario riaffermare con forza il principio: “a parità di lavoro, parità di salario e di trattamento”. Importante è il contrasto alle politiche di delocalizzazione produttiva. Di grande importanza è l’obiettivo del salario minimo legale, così come la progressiva riduzione per legge dell’orario di lavoro, a parità di salario. Un giudizio fortemente critico va espresso invece verso il cosiddetto “welfare aziendale”, in quanto rischia di essere alternativo, nei fatti, a quel welfare universale che intendiamo invece difendere e sviluppare.
    Tema di fondo da affrontare è “che cosa produrre”, distinguendo fra produzioni socialmente utili e produzioni dannose. Si pone quindi, la necessità di una riconversione produttiva, che va affrontata ricercando la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici coinvolti.
  7. MIGRAZIONI
    Distinguiamo 3 fasi:
    La partenza. E’ necessario de-criminalizzare la migrazione; prevedere un visto d’ingresso per lavoro e un visto di ingresso europeo da Paesi che violano i diritti umani; prevedere un Piano europeo di reinsediamento; modificare gli accordi di Dublino alla luce del diritto d’asilo europeo.
    Lo spostamento. Occorre agire per la smobilitazione della “Fortezza Europa”; istituire il “Ministero Europeo per la Cooperazione Internazionale; armonizzare in senso positivo le normative dei vari Paesi; abolire o cambiare radicalmente gli obiettivi dell’Agenzia Frontex; promuovere una “Missione europea di salvataggio in mare”; promuovere corridoi umanitari; abrogare le normative che prevedono il “reato di solidarietà”.
    La permanenza in Italia e/o la prosecuzione del viaggio. Occorre: prevedere la garanzia di alloggio per i migranti in ingresso per motivi di lavoro; garantire “servizi di accoglienza integrata” e potenziare integrazione e inserimento sociale; rafforzare il patrimonio edilizio popolare; istituire un idoneo “reddito di cittadinanza”.
    Per evitare la “clandestinizzazione” occorre: abrogare la “Bossi-Fini”; realizzare lo “ius soli”; trasferire dalle questure agli Enti Locali le pratiche per il permesso di soggiorno ; chiudere i CPR.
  8. SALUTE
    Occorre battersi per una Sanità basata sulla prevenzione, con la presa in carico delle persone da parte del servizio pubblico, da finanziarsi attraverso una fiscalità progressiva. Si tratta di riattualizzare la riforma sanitaria del 1978, con un approccio olistico, rivolto alla medicina territoriale integrata. Sosteniamo lo sviluppo di strutture come gli “ambulatori a bassa soglia”, in alternativa all’attuale visione ospedalo-centrica. L’uso della telemedicina può essere utile, ma non surrogante rispetto alla medicina in presenza. Fondamentale è procedere alla rapida assunzione nel SSN del Personale sanitario necessario per far fronte agli attuali bisogni di cura. Occorre un intervento serio sulla non-autosufficienza, così come occorre rivedere il sistema delle RSA per anziani. Molto importante è il legame fra salute e lavoro. Una attenzione particolare va data alla medicina di genere.
    Ribadiamo il nostro NO alla Sanità integrativa, in quanto fonte di disegueglianza e di indebolimento della Sanità pubblica, che va invece difesa e sviluppata.
  9. TERRITORI, CITTA’, AREE INTERNE, ABITARE, TURISMO
    Il PNRR presenta al suo interno criticità (che vanno rimosse) e positività (che rischiano di essere penalizzate da difficoltà o carenza di risorse) . Particolarmente negativo è il fatto che vengano riversate decisamente troppe risorse sulle grandi opere. La transizione energetica non può basarsi ancora sul gas, fonte fossile, e la nuova mobilità deve assumere le innovazioni più recenti in termini di sostenibilità (ad es. idrogeno o elettrico a batteria per i trasporti collettivi). Non possiamo delegare la “green economy” alla gestione della grande impresa, che è anzi fortemente responsabile dell’attuale situazione. Occorre la definizione chiara di obiettivi ecologici e sociali e di verifica degli impatti. Occorre agire per la tutela del territorio-paesaggio, inteso come “sistema di sistemi” fra loro interagenti. Infine, il PNRR ignora le azioni virtuose già in atto. Occorre perciò lavorare alla costituzione di un “Rete di Reti” nazionale e sovranazionale che unisca tra loro le azioni virtuose in via di svolgimento.
  10. AGRICOLTURA E ALLEVAMENTO
    La transizione ecologica può avvenire solo attraverso un completo e radicale cambiamento di modello agricolo. Sosteniamo perciò lo sviluppo della agroecologia contadina, non estensiva e non industriale, sviluppando la ricerca e la formazione per la riduzione delle emissioni connesse alla produzione agricola. Occorre facilitare al massimo la formazione di nuove aziende agricole, basate su questi principi. E’ necessario qualificare il reddito degli agricoltori con una politica dei prezzi non speculativa, che riconosca il valore delle produzioni realizzate e valorizzi anche la funzione di riproduzione ambientale e di rinaturalizzazione dell’agrosistema, con investimenti e formazione adeguati. Occorre ricucire e rafforzare le relazioni fra aree agricole e aree urbane, favorendo le iniziative che coinvolgono gli abitanti delle città in iniziative quali orti urbani, gruppi di acquisto solidale, ecc. La gestione agroecologica del patrimonio forestale deve diventare una priorità per ridare stabilità idrogeologica al territorio. Va infine sostenuta la pesca costiera, in quanto maggiormente rispettosa dell’ambiente
  11. FORMAZIONE, RICERCA, UNIVERSITA’
    Oggi la scuola, così com’è, non riesce a svolgere quel ruolo di pilastro della democrazia che le compete. E’ necessario un intervento della fiscalità generale al fine di reperire le risorse necessarie al suo rilancio. Occorre procedere immediatamente e in maniera congrua all’assunzione di personale insegnante e scolastico, e perseguire il superamento del precariato, piaga endemica del nostro sistema di istruzione. Va ripreso l’obiettivo di estendere l’obbligo scolastico a 18 anni. Contro le cosiddette “classi pollaio”, si deve perseguire l’obiettivo del limite massimo di 15 alunni per classe. Occorre incrementare in modo significativo l’intervento pubblico su asili nido e scuola per l’infanzia. Fondamentale, specie a fronte della situazione di pandemia, l’intervento per lo sviluppo del trasporto pubblico locale. Più in generale, occorre opporsi all’aziendalismo imperante (vedi il potere assegnato a dirigenti scolastici e rettori), e respingere una politica dell’istruzione basata sui concetti di “eccellenza” e di “competizione”.
  12. MOBILITA’ E TRASPORTI
    Si tratta di un tema centrale ai fini della riconversione ecologica, sul quale occorre perciò concentrare gli sforzi (anche se è difficile quantificarne l’ammontare preciso). Occorre invertire il processo di liberalizzazione in atto, bloccando progetti come il “project financing”. Il sistema necessita di una pianificazione che non può essere basata su logiche di mercato, e che deve prevedere la più ampia partecipazione dell’utenza. Va abrogata la norma (art. 27, L. 50/2017) che penalizza l’utilizzo del sistema “in house” negli Enti Locali, così come occorre superare l’applicazione del Patto di Stabilità interno.
  13. PACE, DISARMO, GIUSTIZIA GLOBALE
    La pandemia dimostra che nessuno si salva da solo. Assistiamo invece al ripresentarsi di una nuova guerra fredda e di una nuova corsa agli armamenti, che sfocia spesso nella diffusione di conflitti armati. A partire dal progetto di un’Europa neutrale, in grado di promuovere attivamente la collaborazione fra i popoli, siamo per un’Italia non allineata, smilitarizzata e impegnata per la giustizia globale: serve quindi una nuova politica estera di pace, unita ad un nuovo modello di difesa. In tale contesto, occorre opporsi ai “trattati liberisti” (UE- Mercosur, ecc.) e dire fattivamente NO al mercato delle armi, a partire dal blocco della vendita di armi a Paesi in conflitto. Il commercio globale deve cambiare radicalmente, mettendo al centro le persone e il pianeta. E’ necessario ridurre drasticamente le spese militari, che assorbono ingenti risorse, necessarie invece per una nuova società della cura. L’Italia deve sottoscrivere il Trattato Internazionale per la Proibizione delle Armi Nucleari. Occorre favorire la pace e i diritti umani (a cominciare dal riconoscimento dello Stato di Palestina), anche istituendo, nel nostro Paese, una Autorità nazionale indipendente per la tutela dei diritti umani. E’ necessaria una politica di riconversione dell’industria bellica, dicendo NO a strutture quali il “Polo della difesa” di Torino. Proponiamo, infine, l’istituzione di una giornata del ricordo delle vittime del colonialismo.

DOCUMENTI NAZIONALI completi a questi link

Il Recovery PlanET si trova a questo link: https://bit.ly/3rqxady

Il documento “Una lettura critica femminista” si trova a questo link: https://bit.ly/3roANAG

Il documento “Ecologia Ambiente” si trova a questo link: https://bit.ly/2O5wxYB

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